Un’intervista inconsueta per Pickleball Milano: l’autore di un libro, Un piede oltre la linea. Ma Andrea è anche un appassionato giocatore di pickleball. E forse anche per questo, il pickleball è uno dei protagonisti del suo giallo.
Andrea, come nasce l’idea di scrivere questo giallo umoristico ambientato nel mondo del pickleball?
Le storie da che mondo e mondo le fanno le persone e io ho sempre amato osservare i comportamenti, le dinamiche, le relazioni. Più giocavo in partite, open play e tornei e più si allargava la schiera di personaggi e situazioni “interessanti”. Mi sono detto: “qui c’è materiale per una bella storia!”. Il pickleball è ancora poco diffuso, ancora innocente, e tutti più o meno si conoscono. L’ambiente perfetto per un’avventura piena di colpi di scena, no?
“Un piede oltre la linea” sembra molto più di un libro sportivo…
Esatto! Non è assolutamente un manuale o un libro tecnico – chi cerca le regole del pickleball rimarrà deluso. Anche se il glossario umoristico alla fine aiuta a capirlo. È una storia divertente e intrigante che si svolge in questo mondo. Il pickleball è solo lo sfondo, i veri protagonisti sono i personaggi e le loro avventure rocambolesche.
Quindi “Un piede oltre la linea” è rivolto anche a chi non conosce il pickleball?
Assolutamente! Ho scritto il libro anche perché gente come mia madre e mio suocero potessero capirlo. Avevano difficoltà già dal nome. Così con una trama avvincente, dei personaggi simpatici e dei colpi di scena l’hanno compreso senza neanche accorgersi. Certo non riescono ancora a pronunciarlo bene, ma quando io e mia moglie diciamo che andiamo a giocare a Pickleball non si preoccupano più…
E poi la soddisfazione più grande è sentirmi dire dalle persone più svariate che dopo aver letto il libro hanno iniziato a giocare.
Gli Heavy Dinkers sembrano una squadra molto realistica. Ti sei ispirato a persone vere?
Diciamo che chiunque frequenti i tornei riconoscerà qualche “tipo”. C’è sempre il tecnico-maniaco ossessionato dalle regole, la coppia che litiga in campo, il giocatore che se la prende con tutto tranne che con se stesso, quello che rubacchia i punti… I miei personaggi sono un mix di decine di persone incontrate sui campi. Molti si riconosceranno o riconosceranno qualcuno, spero che nessuno si offenda!
Nel libro si respira davvero l’atmosfera dei tornei. Quanto tempo hai passato sui campi per documentarti?
Troppo! Mia moglie dice che ho usato la ricerca come scusa per giocare di più. Ma sul serio, ho frequentato tornei in italia e all’estero, open play, ho parlato con giocatori di ogni livello e stretto amicizie belle e sincere. Volevo che chi legge sentisse il rumore della pallina, la tensione prima di un match point, ma anche l’atmosfera familiare e il fascino del fair play. Ma soprattutto volevo che i non-giocatori capissero perché questo sport crea dipendenza e aggregazione.
C’è una scena o un personaggio a cui sei particolarmente affezionato?
Non saprei trovare un personaggio preferito, ogni volta che lo rileggo mi innamoro di uno diverso. Morgana è magistrale e tremendamente affascinante, Gerry sagace e intrigante, Francesco divertente, Jack un fenomeno. Sono tanti e tutti particolari. Ecco diciamo che essere riuscito a dare una voce univoca e riconoscibile ad ognuno è quello che mi ha dato più soddisfazione.
Come vedi il futuro del pickleball in Italia? Pensi che possa davvero sfidare gli sport di racchetta più tradizionali?
Il pickleball ha un vantaggio unico: è l’unico sport di racchetta davvero sociale e inclusivo. Il tennis è bellissimo ma solitario – fai una sola partita e se giochi male, finisci subito e torni a casa. Il padel è diventato iper-competitivo e, diciamocelo chiaramente, dannoso per la salute. Nell’ambiente si dice che ortopedici, fisioterapisti ed osteopati non smettono mai di brindare e ringraziare chi l’ha inventato.
Il pickleball invece è perfetto: puoi giocare con tuo figlio di 12 anni e tuo nonno di 80, le partite durano il giusto, non ti ammazzi di fatica ma ti diverti. È competitivo quanto basta per essere stimolante, ma resta sempre un gioco. In America l’hanno capito: è lo sport che cresce più velocemente. In Italia siamo ancora all’inizio, ma quando sempre più gente capirà che può giocare divertendosi senza distruggere il proprio fisico, il pickleball esploderà.
E questo libro credo proprio che possa aiutare a farlo conoscere e apprezzare.
Lo spero, purtroppo strutture per giocare ce ne sono poche, ma è come nel calcio, quando c’è la voglia e la passione basta una strada e un pallone. Nel pickleball io e tanti altri abbiamo una rete smontabile in macchina, ci basta un parcheggio o un campetto qualsiasi per organizzare una bella sfida.
Dove si può comprare il libro?
Per ora è disponibile solo su Amazon, sia in versione elettronica che cartacea, c’è anche una versione in inglese per divertire a appassionare gli amici oltreoceano.